Nel comune di Sàrmede vi sono tre affreschi realizzati dal pittore Vico Calabrò e dai suoi collaboratori, in tutti e tre i casi commissionati dalla Fondazione Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’infanzia. Ma queste opere non fanno parte del mondo dell’Illustrazione ed hanno una storia tutta particolare che merita d’esser raccontata.
Essi infatti fanno parte di un più ampio progetto del pittore Calabrò, il quale ha realizzato numerosi affreschi in Veneto con lo scopo di insegnare la tecnica dell’affresco agli allievi che hanno collaborato con lui di volta in volta.
Accortosi alcuni anni fa che la tecnica dell’affresco, tipicità esclusiva dell’arte italiana dal Medioevo al Novecento, era a “rischio di estinzione”, in quanto quasi non più praticata e soprattutto non più insegnata nelle accademie di belle arti, Vico Calabrò ha deciso di trasmettere gratuitamente le sue conoscenze tecniche sul vero affresco a chiunque ne abbia l’interesse, semplicemente permettendo alle persone di lavorare assieme a lui nelle sue opere.
L’affresco è una tecnica complessa, per la quale Calabrò nutre una vera passione. Ecco cosa ci ha spiegato il maestro nell’intervista che ci ha rilasciato.
Maestro Calabrò, ci parli dell’affresco.
C’è una certa confusione attorno al termine affresco, perché si tende erroneamente a definire come tale qualsiasi dipinto su muro. Un tempo era diffusissima e tutti i pittori la sapevano realizzare. Eppure, chi tenta di ricostruirla attraverso le fonti scritte si trova in difficoltà, poiché la documentazione a riguardo è scarsissima. Questo perché era talmente conosciuta che quasi nessuno si era preoccupato di mettere per iscritto il procedimento.
Lei come ha imparato questa tecnica?
L’ho imparata direttamente da altri maestri, lavorando con loro. Tutta la mia formazione è avvenuta a bottega. Chiedevo ai pittori che più mi interessavano se potevo frequentarli per vedere come lavoravano, così ho imparato tutte le tecniche pittoriche, senza frequentare nessuna scuola d’arte. Purtroppo oggi le accademie non insegnano la “grammatica” di base della pittura, e tante conoscenze rischiano di venire perdute. Troppe cose si danno per scontate o vengono ritenute inutili, come ad esempio che cosa sono i colori, come si fanno. Il problema è che alle accademie non si impara più un mestiere. Un tempo una persona poteva diventare un ritrattista, o un frescante, o altro, mentre oggi nel concreto non si danno degli strumenti per fare niente di tutto ciò. Ci sono molti artisti. Ma che cos’è un artista? Io non lo so. Io sono un pittore, nel senso che per mestiere dipingo e conosco tutti gli aspetti del mio lavoro.
Perché si preoccupa in particolare per l’affresco?
Perché è una tecnica che è tipica dell’arte italiana. Prima della pittura ad olio, introdotta nel Rinascimento dai fiamminghi, si dipingeva solo a tempera, per superfici in legno di grandezza limitata, e ad affresco, per le grandi pareti. Da sempre le persone sono venute da tutta Europa, ed oggi da tutto il mondo, per ammirare i nostri affreschi. E noi siamo così incuranti di ciò che stiamo per lasciar morire questa tipicità unica!
Allora perché ad un certo punto nel Novecento si è smesso di dipingere ad affresco?
All’inizio il motivo per cui l’affresco è cominciato ad andare in disuso era l’edilizia: sono mutati i materiali di costruzione. Il frescante richiede che il muro da affrescare sia costruito in una determinata maniera.
Ed oggi cosa limita la produzione di affreschi? La mancanza di una committenza?
In realtà per quanto riguarda la committenza, si tratta di un circolo vizioso: meno affreschi si fanno, meno se ne richiedono. Se si diffondesse la cultura dell’affresco, credo che molti sarebbero orgogliosi di commissionarne uno, in quanto si riterrebbe un’operazione prestigiosa.
Molte cose limitano oggi la produzione degli affreschi, prima tra tutte la difficoltà a reperire i materiali più adatti; in secondo luogo si richiedono molte conoscenze tecniche: ad esempio, non tutti i colori si possono usare, perché alcuni hanno delle reazioni chimiche con la calce. Infine il problema è anche il limite psicologico di chi dipinge: l’affresco è una tecnica molto impegnativa e pochi hanno il coraggio di affrontarla. Servono tempi di realizzazione più lunghi rispetto alle altre tecniche, inoltre non è possibile correggere, quindi si deve essere molto sicuri di sé, e perché sia così si deve conoscere molto bene la grammatica della pittura.
Se ne deduce quindi che non tutti i pittori sono adatti ad affrescare: chi non è abituato a lavorare seguendo un progetto prestabilito, ma ama fare delle modifiche in corso d’opera e improvvisare, non può naturalmente usare l’affresco.
Cosa si può dire delle altre tecniche di pittura murale?
Le altre tecniche restano valide. Ricordo che io ho parlato soltanto della tecnica dell’affresco, non ho parlato di opere d’arte. Un’opera d’arte è qualcosa che riguarda lo stile. Ognuno può scegliere che tecnica usare per realizzare la propria opera, la cui qualità va valutata indipendentemente da essa.
Ma allora perché un pittore oggi dovrebbe scegliere l’affresco?
Per la passione di farlo! Io affresco perché amo la difficoltà della tecnica, per la soddisfazione che si prova nel realizzarlo, indipendentemente da ciò che sto dipingendo.
In molti anni sono riuscito a trasmettere le capacità e la passione a molti pittori e pittrici che sono venuti da me per imparare, lavorando ai miei affreschi. Oggi una sessantina di questi sono degli ottimi frescanti e sono in grado a loro volta di insegnarlo. Posso dire di aver contribuito a salvare l’affresco dal pericolo dell’estinzione.
Intervista di Valeria Franco a Vico Calabrò.